Galiotto Ferreolo

Domenica 07 Agosto 2011 12:23
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Galiotto Ferreolo, nativo di Salisano, avvocato concistoriale e dottore in diritto romano, fu tra i vessati da Napoleone, figlio dell’abate di Farfa Giovanni Giordano Orsini. Per fare querela contro la vessazione il Ferreolo si recò a Roma ed il Papa gli concesse la potestà sul castello di Salisano, allora proprietà dell’Abbazia di Farfa.

Il 20 ottobre 1531 il cardinale Francesco Orsini d’Aragona diede a Galiotto Ferreolo il feudo di Salisano.

Il Ferreolo fece edificare a Salisano, fuori dalla Porta del Colle, un imponente palazzo con un bastione triangolare per la cui costruzione tassò tutti gli abitanti di Salisano.

Il Ferreolo rimase feudatario di Salisano fino al 1542, quando venne ucciso, per mano di alcuni salisanesi mossi da rancore ed odi personali, per strada insieme ad alcuni dei suoi servitori.

Ad aprile del 1543 Mario ed Alessandro Ferreolo, figli di Galiotto, iniziarono una rappresaglia a Salisano, torturando ed incarcerando presunti mandanti e complici dell’omicidio paterno.

A giugno dello stesso anno il commissario Sebastiano Romano interrogava, in presenza di Mario ed Alessandro, i presunti colpevoli dell’omicidio del Ferreolo. Il commissario voleva sapere sia i nomi degli uccisori sia le armi che erano state utilizzate per commettere l’omicidio. Dagli interrogatori emerse che Galiotto ed i suoi servitori fossero stati vittime di sei persone, tra cui Zingarone e Giovanni che si erano già macchiati di un altro delitto, assassinando un certo Joi di Bocchignano. Comunque secondo la tradizione ad uccidere il Ferreolo fu un calzolaio ed effettivamente tra i sei sospetti uccisori era presente la figura di un ciabattino.

Il 23 giugno del 1543 gli inquisiti per l’omicidio del Ferreolo vennero trasferiti a Roma, nelle carceri Savelli per essere giudicati dal tribunale del Governatore di Roma.

Il 23 aprile 1544 veniva condotto anche Mario Ferreolo, insieme ad i suoi servitori, presso le carceri dei Savelli, diventando a sua volta, da accusatore, imputato per aver governato con tirannia e dispotismo i sudditi del castello di Salisano e di aver offerto asilo e rifugio ad esuli, assassini e banditi di Roma e territori circostanti.

Il 3 maggio 1544 i massari di Salisano decisero di inviare dal Papa una delegazione con una lettera di supplica per chiedere la grazia in favore di Mario ed Alessandro Ferreolo.

La comunità di Salisano rimasta senza i loro signori, detenuti nelle carceri di Roma, elesse un sindaco ed inviò un’altra delegazione dal Papa per consegnare le chiavi del castello di Salisano in segno di sottomissione e fedeltà.

Il 2 gennaio 1545, il commissario Joi Cola Pagano da Sezze fu inviato a Salisano dal Governatore di Roma al fine di stilare un verbale con l’assenso di tutti gli abitanti di Salisano per deporre i Ferreolo e decretare il Papa sovrano e giudice della comunità.

Il 28 novembre 1545 un mandato del Governatore di Roma ordinava agli abitanti di Salisano di abbattere la rocca dei Ferreolo. Non essendo in grado di abbattere una rocca così fortificata, i Salisanesi commissionarono il lavoro ai lombardi, che il 7 dicembre 1545 smantellarono la facciata della rocca su cui si trovava la porta di accesso.

Della fortezza oggi rimangono solamente i resti del grosso sperone e le basi dei due torrioni circolari.

[Testo estratto dal libro “GALIOCTO FERREOLO DA SALISANO Storia di un omicidio e di un processo nella Sabina del ‘500” di Cristiano Ranieri dicembre 2010]

resti ferreolo

Ultimo aggiornamento Giovedì 17 Novembre 2011 14:26