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La Battaglia del Monte Tancia

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Nel marzo 1944, le operazioni di tre formazioni partigiane (Banda D’Ercole, Banda Strale e Brigata Stalin) diventano sempre più frequenti ed il Capo della Provincia di Rieti, Ermanno Di Marsciano, chiede l’intervento dei tedeschi per “ripulire” la zona dai partigiani. Così, in concomitanza con la vasta operazione di rastrellamento iniziata nella notte del 31 marzo contro il Territorio Libero di Cascia, Norcia e Leonessa, all’alba del 7 aprile un reparto di tedeschi della Divisione Paracadutisti SS Hermann Goering, formato da circa mille soldati, con il supporto di un battaglione “M” di militi fascisti, scalano il Monte Tancia usando tutte le vie di accesso. Le sentinelle della Brigata Stalin, danno immediatamente l’allarme e viene predisposta la difesa. Così, la squadra di Poggio Mirteto si installa in località Crocetta per bloccare l’accesso dall’omonimo paese, la squadra di Gavignano va a bloccare l’accesso da Poggio Catino e la squadra di Roma (costituita da giovani) si attesta a bloccare l’accesso da Salisano in Sabina. Lo scontro a fuoco inizia ben presto e dura molte ore. Nel primo pomeriggio, i partigiani sono accerchiati ed a corto di munizioni. Si decide quindi la ritirata verso la posizione tenuta dalla squadra di Roma, in modo da attaccare in forze in quella direzione e rompere l’accerchiamento. La formazione partigiana, costituita da circa 80 elementi, attacca così in località Arcucciola e riesce a sfondare le posizioni nemiche. L’operazione di sganciamento, attraverso uno stretto canalone che tutti conoscevano bene, è coperta dalla squadra di Roma, guidata dal maggiore dei due fratelli Bruni (Bruno di 21 anni e che aveva prestato il servizio militare nei Paracadutisti Guastatori come caporale maggiore). Quando questa squadra riceve l’ordine di ripiegare uno dei membri viene ferito, gli altri compagni lo soccorrono e cercano di portarlo via per non lasciarlo nelle mani dei tedeschi. Questi momenti di ritardo sono fatali per l’intero gruppo che viene circondato dai nazisti, che concentrano il fuoco sulla loro posizione. Tutti e 7 i patrioti cadono ma riescono a rallentare ancora l’avanzata nemica. I martiri sono: i fratelli Bruno e Franco Bruni, studenti di 21 e 18 anni, Giordano Sangalli, di 16 anni, Nello Donnini, 18 anni, Domenico Del Bufalo, 20 anni, Alberto Di Battista, 22 anni, e Giacomo Donati, di 36. Il loro sacrificio consente agli altri 70 partigiani di mettersi in salvo. Nelle ore seguenti, 2 partigiani vengono presi e fucilati dai tedeschi a Castel S. Pietro ed uno all’Osteria del Tancia. Complessivamente cadono 10 partigiani. I corpi dei patrioti caduti sul Monte Tancia vengono lasciati insepolti per un mese, per disposizione dei tedeschi. Finalmente, il 5 maggio Don Igino Guidi, parroco di Bocchignano, ottiene il permesso di recarsi sul posto ed il giorno seguente accompagnato da alcuni Carabinieri, raccoglie i resti e dà loro una sommaria sepoltura.

Per il valoroso episodio dell’Arcucciola viene concessa la Medaglia d’Argento al Valore Militare alla Brigata Stalin e la Medaglia d’Oro al Valor Militare,alla memoria, a Bruno Bruni.

Lo stesso 7 aprile, vengono catturati dai nazisti a Poggio Mirteto, il podestà De Vito (accusato di avere rapporti con gli antifascisti) ed i partigiani Giuseppe Felici (che era stato ferito nella battaglia del Tancia) e Diego Eusebi (tradito da una spia). Essi vengono portati via e di loro non si saprà più nulla. Due giorni dopo, il 9 aprile, Domenica di Pasqua, vengono fucilati dai nazisti a Rieti in località Quattro Strade, quindici patrioti, tra i quali i tre catturati a Poggio Mirteto il 7. Giuseppe Felici viene decorato con al Medaglia d’Oro al Valor Militare, alla memoria, e Diego Eusebi è decorato con la Medaglia d’Argento al Valore Militare, alla memoria. Il 10 giugno 1944 un reparto tedesco in ritirata ha colpito con numerosi colpi di cannone l’abitato, causando la morte immediata di nove persone (tra le quali tre donne), e di altre sei persone nei giorni seguenti, oltre a numerosi feriti. Dopo la liberazione altre nove persone, in parte ragazzi, muoiono per lo scoppio di ordigni tedeschi rimasti inesplosi nel territorio. Il 5 settembre 1944, tre mesi dopo la liberazione della zona dai nazifascisti, a Poggio Mirteto si celebrano i solenni funerali dei valorosi partigiani caduti all’Arcucciola e di due patrioti di Poggio Mirteto: Mario Dottori, caduto in combattimento il 23 ottobre 1943 mentre cercava di far saltare il ponte ferroviario in località Galantina ( è il primo caduto della Resistenza Sabina) e Giacomo Donati. I corpi dei patrioti romani vengono portati a Roma e sepolti al cimitero monumentale del Verano.

Ultimo aggiornamento Giovedì 17 Febbraio 2011 18:42  

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