Salisano in Sabina

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Monte Tancia

Rocca Tancia

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Rocca Tancia

Nella piccola vallata del valico del Tancia, a circa 700 m più a nord del castello del Fatucchio, si conservano le strutture della rocca quae vocatur Tancia, ricordata dalle fonti farfensi a partire dal 1067. A quest’anno risale un atto di vendita della stessa fortificazione a beneficio dell’Abbazia di Farfa, fino a quel momento proprietà per una metà di Benedetto e sua moglie Clariza e per l’altra di Dono figlio di Giovanni e sua moglie Rogata. La rocca risulta essere alienata con tutte le sue pertinenze, descritte entro i seguenti confini: «…a primo latere rivus de tancia, a II latere vallis gemina, a III latere aqua pendente et venientes in sancta crucem, a IIII latere via quae vadit a sancta cruce, et cacumina montis cardonis, et descendentes in rivuum de fatuccli…».

Tra le proprietà cedute al cenobio benedettino viene menzionata anche una «…aecclesia quae in ea modo stare videtur, insieme a dotaliciis, cellis, libris, paramentis et ornamentis eius, cum introitu et exitu suo…», certamente collocabile all’interno del territorio di pertinenza della rocca, ma di cui non è specificata alcuna dedicazione, probabilmente predecessore della più tarda chiesa arcipresbiterale di S. Ilarius de rocca Tancie, citata nel 1343 all’interno del Registrum omnium ecclesiarum diocesis sabinensis.

Nel 1096 la rocca, «…cum muris, portis, casis, plateis et omnibus edificiis suis…» è di nuovo oggetto di transizione da parte di Guglielmo di Leone nei confronti dell’abbazia farfense.

La citazione più tarda pervenuta, invece, risale al 1116, quando, in occasione di un elenco di possedimenti usurpati, presentato a Papa Pasquale II dai monaci farfensi che ne rivendicavano la proprietà, compaiono menzionati sia la rocca che il castello di Tancia.

Il sito è ubicato sulla propaggine estrema meridionale del massiccio del Tancia (824,5 m s.l.m.), caratterizzato da un’aspra orografia, derivata dalla forte pendenza dei suoi rilievi. Questi si affacciano a strapiombo sulla piccola valle sottostante, unica via d’accesso della catena montuosa del Tancia, dominandone l’intera estensione. La valenza difensiva dell’altura e la strategia di luogo di controllo naturale sull’unico valico di attraversamento ne hanno determinato la scelta per l’installazione di una struttura fortificata, funzionale alla difesa e al controllo del sistema viario.

La rocca presenta le stesse caratteristiche strutturali e topografiche delle altre già note. In particolare un confronto diretto si ritrova nella rocca conservata in località Torretta, dove la planimetria allungata in senso longitudinale, la tecnica costruttiva, il tipo di sfruttamento del sito e il dato cronologico restituiscono importanti elementi ricorrenti, propedeutici al riconoscimento di una stessa tipologia insediativa.

Della fortificazione sono ancora percepibili l’andamento delle mura difensive, il torrione quadrangolare, pressoché centrale, e i resti di un imponente bastione artificiale, a settentrione, a protezione del lato più debole, poiché più facilmente raggiungibile.

Il fronte occidentale è direttamente ricavato dalla regolarizzazione del banco roccioso, tagliato a formare un’alta parete verticale e sicuramente utilizzato come cava per l’estrazione del materiale litico necessario all’edificazione. A oriente, invece, la cinta difensiva lascia intravedere una rientranza ad andamento spezzato, interpretabile come ingresso alla rocca.

Lungo l’impervio pendio che caratterizza il lato meridionale, infine, a differenza di quanto riscontrato negli altri, si conservano i resti di strutture murarie a valenza sia difensiva ma soprattutto sostruttiva. Tali strutture, infatti, costituiscono una sorta di opera di contenimento di un sistema di terrazze, costituito dalla sovrapposizione di sette livelli.

(breve testo estratto da: F. GILETTI, «Evoluzione e forme di insediamento sul valico del Monte Tancia (Rieti) tra VIII e XIII secolo», in Temporis Signa 2012 in c.s.)

Ultimo aggiornamento Martedì 04 Settembre 2012 08:31
 

Il Monte Tancia

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Le cime più elevate della parte settentrionale dei Monti Sabini, sono costituite dal Monte Tancia e dal vicino Monte Pizzuto che sfiorano i 1300 metri. Nel massiccio del Tancia, ci sono due principali paesaggi vegetali: quello termofilo ed eliofilo del versante meridionale, dove si trovano le specie che preferiscono temperature più calde, come il leccio, il lentisco, il terebinto, la smilace ed il siliquastro e quello mesofilo dei versanti settentrionale ed orientale. Salendo di quota si trovano il cerro, la quercia ed altre macchie miste. Nel versante settentrionale, a quote ancora più elevate, invece troviamo il faggio. Il sottobosco, infine, favorisce la presenza del ciclamino, del bucaneve e di molte orchidee spontanee. Per quanto riguarda la flora, nel territorio di Salisano in Sabina, è numericamente rilevante la presenza del cinghiale, che trova rifugio nei boschi di querce, ma si spinge anche al limite dei centri abitati. Altre specie di animali che si trovano nel territorio di questo comune, sono: la lepre, la volpe, l'istrice, il tasso, il gatto selvatico, lo scoiattolo, la donnola e il riccio. Sono inoltre numerosissimi gli uccelli, troviamo infatti: ghiandaia marina, occhiocotto, verzellino, canapino, picchio verde, picchio rosso maggiore, allocco, cincia, civetta e barbagianni; e tra gli uccelli rapaci: la poiana, lo sparviero, il nibbio bruno e il gheppio.

Ultimo aggiornamento Giovedì 17 Febbraio 2011 18:41
 

La Battaglia del Monte Tancia

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Nel marzo 1944, le operazioni di tre formazioni partigiane (Banda D’Ercole, Banda Strale e Brigata Stalin) diventano sempre più frequenti ed il Capo della Provincia di Rieti, Ermanno Di Marsciano, chiede l’intervento dei tedeschi per “ripulire” la zona dai partigiani. Così, in concomitanza con la vasta operazione di rastrellamento iniziata nella notte del 31 marzo contro il Territorio Libero di Cascia, Norcia e Leonessa, all’alba del 7 aprile un reparto di tedeschi della Divisione Paracadutisti SS Hermann Goering, formato da circa mille soldati, con il supporto di un battaglione “M” di militi fascisti, scalano il Monte Tancia usando tutte le vie di accesso. Le sentinelle della Brigata Stalin, danno immediatamente l’allarme e viene predisposta la difesa. Così, la squadra di Poggio Mirteto si installa in località Crocetta per bloccare l’accesso dall’omonimo paese, la squadra di Gavignano va a bloccare l’accesso da Poggio Catino e la squadra di Roma (costituita da giovani) si attesta a bloccare l’accesso da Salisano in Sabina. Lo scontro a fuoco inizia ben presto e dura molte ore. Nel primo pomeriggio, i partigiani sono accerchiati ed a corto di munizioni. Si decide quindi la ritirata verso la posizione tenuta dalla squadra di Roma, in modo da attaccare in forze in quella direzione e rompere l’accerchiamento. La formazione partigiana, costituita da circa 80 elementi, attacca così in località Arcucciola e riesce a sfondare le posizioni nemiche. L’operazione di sganciamento, attraverso uno stretto canalone che tutti conoscevano bene, è coperta dalla squadra di Roma, guidata dal maggiore dei due fratelli Bruni (Bruno di 21 anni e che aveva prestato il servizio militare nei Paracadutisti Guastatori come caporale maggiore). Quando questa squadra riceve l’ordine di ripiegare uno dei membri viene ferito, gli altri compagni lo soccorrono e cercano di portarlo via per non lasciarlo nelle mani dei tedeschi. Questi momenti di ritardo sono fatali per l’intero gruppo che viene circondato dai nazisti, che concentrano il fuoco sulla loro posizione. Tutti e 7 i patrioti cadono ma riescono a rallentare ancora l’avanzata nemica. I martiri sono: i fratelli Bruno e Franco Bruni, studenti di 21 e 18 anni, Giordano Sangalli, di 16 anni, Nello Donnini, 18 anni, Domenico Del Bufalo, 20 anni, Alberto Di Battista, 22 anni, e Giacomo Donati, di 36. Il loro sacrificio consente agli altri 70 partigiani di mettersi in salvo. Nelle ore seguenti, 2 partigiani vengono presi e fucilati dai tedeschi a Castel S. Pietro ed uno all’Osteria del Tancia. Complessivamente cadono 10 partigiani. I corpi dei patrioti caduti sul Monte Tancia vengono lasciati insepolti per un mese, per disposizione dei tedeschi. Finalmente, il 5 maggio Don Igino Guidi, parroco di Bocchignano, ottiene il permesso di recarsi sul posto ed il giorno seguente accompagnato da alcuni Carabinieri, raccoglie i resti e dà loro una sommaria sepoltura.

Per il valoroso episodio dell’Arcucciola viene concessa la Medaglia d’Argento al Valore Militare alla Brigata Stalin e la Medaglia d’Oro al Valor Militare,alla memoria, a Bruno Bruni.

Lo stesso 7 aprile, vengono catturati dai nazisti a Poggio Mirteto, il podestà De Vito (accusato di avere rapporti con gli antifascisti) ed i partigiani Giuseppe Felici (che era stato ferito nella battaglia del Tancia) e Diego Eusebi (tradito da una spia). Essi vengono portati via e di loro non si saprà più nulla. Due giorni dopo, il 9 aprile, Domenica di Pasqua, vengono fucilati dai nazisti a Rieti in località Quattro Strade, quindici patrioti, tra i quali i tre catturati a Poggio Mirteto il 7. Giuseppe Felici viene decorato con al Medaglia d’Oro al Valor Militare, alla memoria, e Diego Eusebi è decorato con la Medaglia d’Argento al Valore Militare, alla memoria. Il 10 giugno 1944 un reparto tedesco in ritirata ha colpito con numerosi colpi di cannone l’abitato, causando la morte immediata di nove persone (tra le quali tre donne), e di altre sei persone nei giorni seguenti, oltre a numerosi feriti. Dopo la liberazione altre nove persone, in parte ragazzi, muoiono per lo scoppio di ordigni tedeschi rimasti inesplosi nel territorio. Il 5 settembre 1944, tre mesi dopo la liberazione della zona dai nazifascisti, a Poggio Mirteto si celebrano i solenni funerali dei valorosi partigiani caduti all’Arcucciola e di due patrioti di Poggio Mirteto: Mario Dottori, caduto in combattimento il 23 ottobre 1943 mentre cercava di far saltare il ponte ferroviario in località Galantina ( è il primo caduto della Resistenza Sabina) e Giacomo Donati. I corpi dei patrioti romani vengono portati a Roma e sepolti al cimitero monumentale del Verano.

Ultimo aggiornamento Giovedì 17 Febbraio 2011 18:42
 

Fontanile di Tancia

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Una bellissima inquadratura dello storico fontanile di Tancia, e sullo sfondo la vecchissima pianta di quercia ambito posto di scampagnate anche notturne.

Ultimo aggiornamento Mercoledì 16 Febbraio 2011 21:31
 


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