Ecco da dove nasce l’idea del nome Apidienus

Martedì 31 Gennaio 2012 18:34 amministratore
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Ecco da dove nasce l’idea del nome Apidienus….

…..un unicum del nostro territorio rinvenuto a Salisano e assunto come bandiera di una associazione

 volta alla valorizzazione della bassa sabina…..il Comitato Apidienus

…….e come questo ci sono molte altre eccellenze ancora tutte da scoprire!

Testo estratto da F. Giletti, D. Carrafelli, Ricognizione epigrafica a Salisano (Rieti).

Vecchie e nuove testimonianze ai margini del territorio di Trebula Mutuesca,

in Archeologia Classica, LVIII (2007), pp. 545-556.

Si tratta di un'epigrafe funeraria della metà del I secolo a.C. su cui è riportato il nome Apidienus,

unica testimonianza in tutto il mondo antico dell'esistenza di una famiglia Apidiena,

come per esempio oggi i Giletti, di origine specificatamente sabina,

vissuta e sepolta su quello che attualmente è il territorio comunale di Salisano.

….Publius Apidienus, quindi, un personaggio vissuto nel territorio di Salisano oltre 2062 anni fa….

 


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SCHEDA:

Blocco squadrato di calcare locale (40 cm. x 20 cm. x ?; lett. 4 cm. x 1,7 cm.); l’iscrizione è

stata rinvenuta in località XXX nel comune di Salisano, dove è attualmente riutilizzata

in un edificio moderno. Dallo stesso sito, dove si osservano resti di fondazioni e

murature antiche, provengono due colonne in calcare, blocchi dello stesso materiale

con segni di lavorazione e una notevole quantità di frammenti ceramici e testacei.

Inedita.

         Pollae Apidienaie (!)

         Apidiena ((mulieris)) l(iberta) Hilara,

         Sex(tus) Nassius ((mulieris)) l(ibertus) Nedi[m(us)],

         P(ublius) Apidienus D(ecimi) f(ilius) pat(er).

Sulla superficie del blocco si conservano ancora i segni preparatori dello scalpellino per la creazione del piano livellato. Traspare l’assenza di linee guida e di un’eventuale organizzazione delle parole. L’iscrizione, infatti, si concentra nella metà superiore del blocco e le lettere presentano una grandezza decrescente da sinistra a destra. Solo quelle all’inizio del rigo sono poste ad una distanza regolare che si annulla in prossimità del margine destro. Anche lo spazio tra il bordo sinistro del blocco e l’inizio del testo scompare nel lato opposto che presenta la faccia laterale molto usurata.E’ probabile che il lapicida, accortosi dell’errore nel calcolare lo spazio epigrafico, abbia cercato di ridurre la cadenza e la grandezza delle lettere con l’intento di far rientrare il testo entro il limite destro della superficie. Non sono stati ritrovati segni incisi nella faccia laterale del blocco.L’epigrafe è caratterizzata da punti distinguenti di forma circolare.

Alla r. 1 Pollae Apidienaie è il nome della defunta caratterizzato dal prenome e dal gentilizio al dativo. La terminazione in –aie può essere spiegata solo come un errore del lapicida in luogo di –ae o al più antico -ai.

Alle rr. 2-3 Apidiena ((mulieris)) l(iberta) Hilara e Sex(tus) Nassius ((mulieris)) l(ibertus) Nedi[m(us)], entrambi dedicanti, dichiarano il loro rapporto di patronato nei riguardi di una donna, da riconoscere nel primo caso nella defunta. Il nome della patrona veniva indicato genericamente con la C inversa ((mulieris)), oppure con il suo nome intero, sia gentilizio sia cognome, al genitivo. Il secondo personaggio, invece, non era liberto di Polla Apidiena, bensì aveva rapporto di patronato con una Nassia, figlia di un Sextus Nassius. La sua menzione nell’epigrafe può essere spiegata supponendo l’esistenza di un legame matrimoniale con la liberta Apidiena ((mulieris)) l(iberta) Hilara. Il cognomen Nedi[m(us)] ha origine greca e compare anche nella forma Nedymus1. In questo caso presenta la I latina inserta.

Alla r. 4 P(ublius) Apidienus D(ecimi) f(ilius) pat(er), personaggio di condizione ingenua, è da identificarsi con il padre della defunta, in onore della quale effettua la dedica insieme ai due liberti.

Di particolare interesse è l’ordine in cui compaiono i nomi dei dedicanti: il padre, pur essendo l’unico ingenuo e il solo ad avere un legame di parentela con la defunta è preceduto da due liberti.

L’epigrafe può essere cronologicamente riferita ad un periodo compreso tra la metà e la fine del I sec. a.C., oltre che per ragioni paleografiche e per l’uso del calcare, anche per la presenza di arcaismi e del praenomen nell’onomastica femminile, particolarità che tende ad essere meno diffusa a partire dal I sec d.C.

Il nomen Apidienus ricordato nell’iscrizione non sembra al momento aver trovato altri confronti e parrebbe rappresentare la prima attestazione di una gens Apidiena, due membri della quale sarebbero vissuti nel territorio dell’odierno comune di Salisano nel I sec. a.C.

La condizione di ingenuo di Publius Apidienus D f, inoltre, permette di riconoscerlo come possibile proprietario della villa rustica da cui proviene l’epigrafe che lo cita.

Si sottolinea, infine, in quest’area marginale dell’antico territorio di Trebula Mutuesca la presenza di gentilizi rari, la maggior parte dei quali terminanti in -enus, -ienus, caratteristica che riconduce tali nomina al contesto sabino.

Ultimo aggiornamento Martedì 08 Maggio 2012 08:32